- Vissi d'arte -
Chissà a cosa pensa Pan mentre il suono dei suoi tacchi riecheggia nel buio di una strada deserta.
Forse che il diminutivo che le hanno dato a lavoro non le piace: Pan...per tutti gli ubriachi, diamine di diminutivo è Pan?
O forse non pensa nulla. D'altra parte cosa mai dovrebbe pensare una donna che ha dimenticato anche il suo nome, perso ancora una volta nell'altezzosa abitudine di farsi chiamare Miss... -Signorina prego...-
Stretta nel suo cappotto di lana, il capo chino, la dritta sulla borsa, non si accorge di chi la segue.
Passettini sembrerebbero ad un orecchio allenato; passettini che ben presto, alla luce fioca di un lampione messo li, solitario, si uniscono ad una sagoma di bambina non troppo ben definita.
Capelli sciolti, il colore non ha importanza in questa notte che poco lascia vedere, ed un cappottino troppo grande per una creatura di dieci primavere.
- Signora... -
Flebile dapprima la voce della bimba.
- Ehi...Signora... -
Ora più forte, più insistente, sforzato forse il tono dalla piccola corsa fatta per raggiungere Pansy.
- Signorina prego... -
La risposta quasi piccata della donna, che non accenna a voltarsi, mentre la piccola la segue adeguando il passo.
- Signorina volevo chiederle una cosa -
- ... -
- Signorina posso venire con lei? -
- Certo che no... -
Il tono della donna è ancora freddo, distaccato e le sue gambe non accennano a fermare quel passo che ora sembra quasi marziale.
- Voglio...voglio imparare a cantare -
Una risata, una risata sommessa mista ad uno sbuffo, il suono che vien fuori dalla bocca di Pansy.
- E cosa ti fa pensare che io sappia cantare signorina? Cosa ti fa pensare che io sia la più adatta? Sono una donna cattiva sai? -
La domanda è come un esame. La donna orgogliosa della sua voce, un po' meno della sua vita, forse attende solo un pretesto per parlare, forse no.
Affannata ora la voce della bambina, che non sembra riuscire a tenere il passo, mentre una nuvola di vapore esce da quelle labbra rosate e innocenti.
- Ho sentito come cantava...ho sentito che le fanno gli applausi... -
Sembra rimanere sul vago mentre improvvisamente il passo di Pan si arresta, ed i tacchi producono un rumore sordo sull'asfalto disastrato, che riecheggia tutt'intorno.
Stranamente materna si abbassa sulle ginocchia, lasciando che lo spacco del cappotto lasci intravedere gli stivali neri. Scruta la creatura, mentre gli occhi vagano sui particolari: il colore degli occhi, le ciglia lunghe, il viso pallido ma con le gote rosate, le labbra e il naso tipicamente da bimba.
La bocca della donna si dischiude, e impercettibilmente la cassa toracica si comprime, come se volesse esprimere verbo, poi socchiude gli occhi per un attimo e gli incisivi vanno a mordere il labbro inferiore, rilasciandolo immediatamente.
Va ad alzarsi in posizione eretta, mentre scuote il capo, come se si dovesse distogliere da tutto quello che avrebbe voluto dire.
- Torna a casa piccola -
Il tono dolce, sembra non ammettere repliche, mentre la mano di Pan va a dare una piccola spinta alla spalla della creatura in direzione opposta alla sua.
Muove passo la cantante, senza curarsi se la piccola figura ancora la segue.
Ora si che sta pensando la Signorina, il suo cervello sta cercando di cancellare tutto quello che avrebbe voluto dire in quel momento.
Avrebbe voluto dire tante cose, troppo amare per i sogni di una creatura innocente. Troppo realistiche in quella che sembra solo fantasia.
"Una donna cattiva, una donna che non si ha da frequentare. Una donna che vive sola, con il suo gatto, il suo pianoforte e la sua colt.
Una donna che ogni tanto permette ad un uomo di riscaldarsi tra le sue coperte, ma che non disdegna la voluttuosità e la sensualità di una lingua femmina.
Una donna che non sarà mai una madre di famiglia se a quell'ora della notte vaga per la città da sola.
Una maladonna per le bigotte del palazzo, echedonna per gli stessi mariti insoddisfatti.
Una donna senza nome.
Miss l'hanno sempre chiamata, e per tutti Miss sarà. "
Ancora qualche minuto di cammino e Pan sarà tra quelle quattro mura chiamate casa, mentre da una finestra lontana arriva la voce della Divina.
Vissi d'arte, vissi d'amore,
Non feci mai male ad anima viva!
Con man furtiva
Quante miserie conobbi, aiutai.
Sempre con fè sincera,
La mia preghiera
Ai santi tabernacoli salì.
Sempre con fè sincera
Diedi fiori agli altar.
Nell'ora del dolore perchè,
Perchè Signore, perchè
Me ne rimuneri così?
Diedi gioielli
Della Madonna al manto,
E diedi il canto agli astri,
Al ciel, che ne ridean più belli,
Nell'ora del dolore perchè,
Perchè Signore,
Perchè me ne rimuneri così?









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Dovrei decidermi a rifare visite e analisi mmm
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