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martedì, 16 novembre 2004

- Una serata come un'altra [o almeno così sembrava] -
...se solo non ci fosse stato Bill Evans...

New York
Dicembre inizio anni '50

"Giornata fredda qui a NY. Siamo in pieno inverno e la neve scende copiosa. Ho un appuntamento stasera. La figlia di Mrs Redrol, ne hai ricordo?
Siamo cresciuti insieme e proprio ieri mi ha accordato un rendez-vous per le 20.
La porterò nel locale dove suona quel nostro amico. Ho sentito dire in giro che ha formato un trio niente male.
Ora vado, ti racconterò poi.
A presto."

____________________________

L'escursione termica tra la strada e la sala è paurosa. Coppie sottobraccio entrano con passo accelerato, perlopiù per difendersi dal vento polare. Si scendono un paio di scalini ed appare un nuovo mondo. Sedie e tavolini ordinatamente disposti a semicerchio, luci soffuse ed un incessante mormorìo di sottofondo, spezzato ogni tanto da rumori di stoviglie.
Il pianista, un tipo bianco, è stato accuratamente confinato assieme ai suoi compagni, vicino le cucine. Avrà abbondatemente modo di suonare prima di poter assaggiare la sua paga.
- Gli odori lo ispireranno - blatera ridendo il proprietario del club. E nella sua incessante risata smorzata da un sigaro posto a mezzo labbro, si sposta la giacca, che fa intravedere una lucidatissima colt.

Ed è musica. I piatti della batteria suonati come cimbali che creano atmosfera, quella giusta per spianare la strada al piano, che tuttavia non ne avrebbe bisogno. Il basso si darà da fare poi.
Una linea melodica abbastanza regolare, piacevole da ascoltare mentre si sorseggia un ottimo whiskey, che a dispetto delle temperature viene servito on the rocks - che per gustarlo bisogna farlo così - , ma io lo preferisco di gran lunga liscio.
Il regolare via vai dei camerieri non deve dare molto fastidio ai musicisti, visto quello che stanno riuscendo a produrre. Ogni tanto si leva una risata di donna; e l'accompagnatore è felice dell'aver scelto proprio quella scusa per portarsela in camera da letto.
Il pubblico apprezza la musica, e lo sottolinea con abbondanti scrosci di mani.
Finito l'ultimo pezzo, rimetteranno i cappotti e si incammineranno per la strada di casa. Il giorno seguente andranno a lavoro o poltriranno al caldo del camino, e forse parleranno di quei 3 che ieri suonavano al club. Forse no, forse l'alcool farà dimenticare loro tutto.

Tra qualche anno vedranno quello stesso pianista suonare con un trombettista nero. L'album che registreranno insieme sarà icona storica e feticcio di ogni ascoltatore di jazz.

Solo allora capiranno che quella non era una serata come un'altra...

Da sx: JohnColtrane/CannonballAdderley/MilesDavis/BillEvans













L'ho scritto io alle 13:25

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