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martedì, 26 ottobre 2004

- Storia di una meretrice, o puttana come preferite -

Maria, 55 anni.
- Maria come? -
- Maria è già tanto -

Maria che aveva un cognome, certo. Sulla carta d'identità tutti ce l'hanno un cognome. Maria che apparteneva a se stessa, solo eternamente a se stessa.
Maria dalle gambe secche. Non snelle...secche. Maria che avrebbe potuto curare milioni di donne in poco tempo, dopo tutto quello che aveva imparato sulle malattie veneree. Sulla propria pelle naturalmente.
Ci teneva ad istruire quelle più giovani, quelle che erano protette da qualcuno.
Lei no, lei era lavoratrice autonoma.
Maria aveva una macchina, una macchina di seconda mano, ma praticamente nuova. L'aveva comprata da poco. Era passata da una Uno Fire bianca, ad una Mondeo Escort rossa.
Il suo destino scritto nella marca della sua nuova macchina.
- Rossa è meglio, si vede di più - disse all'uomo orbo che le fece vedere la sua personale esposizione di pezzi rubati e riassemblati sapientemente. E l'uomo orbo sghignazzò.

Maria leggeva tanto. Quando non aveva da lavorare, la vedevo li, nella macchina, con la luce accesa e un paio di cavetti per la batteria. Libri su libri. In 6 anni avrebbe potuto tranquillamente laurearsi in qualsiasi facoltà.

Ho sempre immaginato che quella donna sognasse su quelle pagine. Che nonostante la vita apparentemente non le regalasse niente di buono, fosse una sognatrice.
La chiamavano -quella del ponte- per via del posto che occupava a qualsiasi ora del giorno.
A pensarci avrebbe potuto anche impiegarsi alle ferrovie, di sicuro conosceva gli orari di tutti i treni sulla tratta roma-napoli.

Clientela sicuramente non selezionata. Poveracci che al momento opportuno immaginavano di essere chissà con chi, chissà dove...ma non li, in una station wagon rossa nelle campagne del Garigliano.

E' una settimana che il suo posto è vuoto. L'hanno trovata strangolata poco distante dal suo "ufficio".

Maria che avrei voluto parlarci per capirne un po' di più. Maria che mi avrebbe mandato a quel paese e che avrebbe smontato tutta la mia favola su di lei. Maria che non si chiama Maria.

Un rosa, bianca, lasciata sotto il ponte.












L'ho scritto io alle 10:21

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