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domenica, 17 ottobre 2004

- L'uomo con cappello -

L'uomo con cappello mi guardava attentamente. L'uomo con cappello aveva mani ruvide e nodose, ed il cappello non doveva provare molto piacere nell'essere accarezzato e rigirato come un bastone di una majorette.
Lucien, che poi era il suono al quale l'uomo dalle mani nodose si girava, aveva occhi profondi, scavati nella memoria. Penso che a infilarci dentro le mani, avrei trovato subito troppi ricordi. Ma non mi andava di prendere la tronchesina dalla cassetta degli attrezzi per tagliarmi le unghie.
O forse l'avrei fatto, se solo non si fosse messo ad osservare il mio traverso, che sotto il tocco di un panno morbido riacquistava il suo colore originale. I suoi occhi lasciati sul mio traverso, i miei sulle sue mani, che a guardarle meglio, capivi che avrebbe suonato un eterno trillo.

- Fallo! -
Più che un invito era un ordine.
- Potrei passare per le orecchie, ma non sarebbe la stessa cosa -
- Fallo! -
- Ma....le unghie...non mi va di tagliarle... -

Ma l'occasione era troppo ghiotta. Laccate di bianco entrarono per prime, le feci passare con una delicatezza che poco mi apparteneva. Attraversai un qualcosa di indefinito. Come se la cornea e il cristallino non esistessero e la sua dimensione si concretizzasse solo nella materia dei ricordi.
Vidi di tutto...lo toccai con mano. Non mossi niente, sentendo che il suo era un equilibrio acquistato in tanti anni, eppure così instabile. Non mossi niente, eppure iniziò a tremare, si accordò sempre meglio con la sua mano sinistra che proponeva quel famoso trillo da chissà quanti anni.
Tremò. Lo fece per una ventina di secondi, e mi parve un'eternità.

Il cappello, prolungamento delle sue mani, cadde posandosi accanto al traverso. Tutto il corpo lo seguì a ruota. Le mie unghie con le mie mani, attaccate al mio braccio, le sentivo che di nuovo mi appartenevano.
L'uomo con il cappello, un cappello di panno vecchio, come le sue mani, come i suoi ricordi, ora giaceva mollemente per terra; gli occhi sbarrati presero il colore di quel cielo di inizio estate.
E mentre la gente curiosa, spettacolarmente curiosa un po' come la morte stessa, accorreva...infilai le mani in tasca e mi allontanai lentamente.
Il mio traverso rimase dove quel corpo aveva scelto di finire la sua esistenza.
L'uomo con cappello se ne andò così, con un bagaglio di soddisfazioni trasmesse a chi non poteva contenerle tutte. Scelse di andarsene, ironia della sorte, all'alba di una nuova estate.
L'uomo con cappello è li...e mi guarda.

______________________________________

[Questa piccola surreale storiella, è stata pubblicata già un po' di tempo fa, non qui. Il pretesto per ripostarla, è stato dato dalla scoperta di quel quadro, che non avevo mai visto prima in vita mia, eppure è l'icona esatta di Lucien]
















L'ho scritto io alle 19:51

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