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martedì, 12 ottobre 2004

- Morte di un pianoforte -

Ed il gatto atterrò mollemente tra un Sib e un Do che gli fecero perdere il già precario equilibrio. Il suono prodotto, riecheggiò in tutto l'appartamento.
- Come se un gatto fosse atterrato sul pianoforte - commentarono gli ospiti. E in effetti così era. Pianoforte leggermente scordato, pianoforte vecchio, sul quale avevano fatto lezione decine e decine di alunni poco avvezzi alla tastiera.
Pianoforte tedesco. Ottima fattura. Comprato nel 1925 da un liutaio nella zona di S.Biagio dei Librai, poco lontano da P.zza Dante e dal conservatorio.

E gli ospiti erano li per portarlo via. Dopo 40 anni di onorata carriera. Chi ci aveva poggiato le mani, sapeva che non avrebbe retto un altro trasloco. Gli ospiti erano li per portarlo via. Ma non l'avrebbero mai suonato. Gli ospiti erano li per sfasciarlo.

E chissà cosa provava in quel momento il pianoforte. Si sentiva tradito, certo. Amareggiato, forse. Era orgoglioso del suono che produceva, ma si rendeva conto, che gli anni e le tarme avevano leso le sue parti più intime. Non sarebbe mai stato in grado di sostenere un balletto in casa. Si, di quelli che si organizzavano quando la televisione era merce rara e ogni valzer e ogni fox-trot era scusa per avvicinarsi al proprio fidanzato un po' di più.

Quando le ragazze imparavano a "sferrettare e uncinettare" su quello che sarebbe stato il proprio corredo. Quando una donna sola in un bar diventava l'equazione obbligata di donna facile.

- Veniamo domattina a prenderlo Signora, per lei va bene? -
- Certo, non si preoccupi, il trasloco è fissato per dopodomani -

Era arrivata la sua ora.
E forse anche il gatto doveva averlo capito. Per tutta la giornata non fece altro che strusciarsi contro i piedi del pianoforte.
Quella sarebbe stata l'ultima notte, e quando quegli uomini l'avrebbero portato via, sulla parete sarebbe rimasto solo il colore vivo di una tappezzeria che non ha mai visto un raggio di sole.

E fu proprio quella notte, anzi quasi l'alba, che nel palazzo si diffuse una dolce melodia. Ma forse non era esattamente dolce. Piuttosto sembrava triste. E nell'incoscienza del sonno, la padrona pensò di aver lasciato di nuovo la tastiera scoperta. E che il gatto ne avesse approfittato per saltarci sopra.

Un leggero scricchiolìo accompagnava questa nenia. Un impercettibile scricchiolìo.

E fu così che arrivò giorno. Fu così che gli ospiti del giorno prima bussarono. Presero il caffè offerto gentilmente dalla Signora, e parlottando tra di loro, si diressero nel salotto.

- Signora noi qui non abbiamo niente da fare -
- Come sarebbe a dire...dovete portare via il... -
E le parole le morirono in bocca quando vide il pianoforte sgretolato. Come mangiato-crollato-truciolato e ricordò quel suono che aveva sentito nel dormiveglia.
Il gatto li vicino miagolava.

- Andate non vi preoccupate. Qui ci penso io, e scusate per il disturbo... -










L'ho scritto io alle 13:55

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