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venerdì, 23 luglio 2004

Gatto

Gatto è un gatto. Il mio gatto per la precisione. Non ha un nome. Non l'ha mai avuto. E sembra contento di questo. Tutti questi legami, queste incasellature occidentali, questo modo di ordinare tutto secondo una precisa peculiarità. Penso questo derivi dal nostro subconscio, dal nostro rifiuto verso chi ci ha generati. Verso il caos.

Gatto ha iniziato a parlare. Non a miagolare. Proprio a parlare. E nessuna meraviglia si è disegnata sul mio volto. Mal sopporto le esagerazioni ed i sensazionalismi. Abitiamo insieme da poco io e Gatto, ed ancora non mi sono abituata al suo miagolìo. Questo mi rende tutto più facile.

E mentre cammino avanti e indietro per la casa, lui mi segue. Parlando. Penso stia dicendo cose noiose. Non lo ascolto sempre. Abito da sola per non ascoltare nessuno che non voglio ascoltare, figuriamoci un gatto.
Si zittisce solo quando gli metto la pappa nella ciotola e gli cambio l'acqua. E' li, con la testa dentro le due ciotole, alternativamente, con foga. Si affogherà prima o poi.

Mangio anche io qualcosa. Poi, mi stendo sul divano, e lui mi raggiunge.
- Adesso però stai zitto, che vorrei riposare ok? -
- Sei proprio sicura di non voler sentire nient'altro? -
- Si -
- Nemmeno di chi ero anni e anni fa? -
- Stupido, sei nato 6 mesi fa... -

Ero alla corte di un faraone. Uno minore a dire il vero. Uno di quelli che i più non ricordano. Facevo la bella vita. Sai come sono venerati i gatti vero? Avevo un bel mantello nero, pelo corto e lucido, occhi verdi. Il tipico gatto da Faraone.
Fu tutto una notte. Accompagnavo il mio signore ad onorare la dea Sekhmet. Donna potente, controparte femminile di Hathor. Colei che iniziò la strage dell'umanità per conto di Ra. La distruzione necessaria per la rinascita.
Per sentimento di appartenenza, Sekhmet mi era indifferente. Non mi piaceva quel suo muso da leonessa. Fu così, che in silenzio, prima che il mio padrone avesse finito le sue preghiere, sgattaiolai, appunto, dalla dea più bella dell'Egitto.
Bastet, era li, che si stagliava in tutta la sua elegante imponenza in quell'enorme stanza, illuminata solo da un paio di torce. Le bellezze degli affreschi, venivano oscurati da quel suo profilo felino. Ero li, in adorazione. Ma non resistevo. Le andai vicino, le parlai sottovoce...e finalmente trovai il coraggio di arrampicarmici sopra.
Uno sbaglio, un enorme sbaglio.

"non si accarezza la gatta Bastet prima
di aver affrontato la leonessa Sekhmet
"

Feci appena in tempo a ricordare questo motivo, che arrivò il mio padrone con le guardie al seguito. - non si accarezza la gatta Bastet prima di aver affrontato la leonessa Sekhmet- urlava e mi malediceva. Si disperava, e diceva che sarei stato la fine del suo regno, le avversità si sarebbero abbattute sulla sua famiglia e su tutto l'Egitto. Per colpa mia.
Fu così che venni esiliato. Vagai per qualche giorno, fin quando non trovai una bambina. Mi accudì per tutta la vita, e fui felice con lei.

- Gatto, dimmi un po', tu pensi davvero che io ti creda? -
- Perchè non dovresti? -

Qualche giorno dopo, facendo un po' di ordine nel suo angolino cesta-lettiera-pappa, ho trovato questa...

Di certo non gliel'ho comprata io...
E poi...perchè non dovrei credergli?















L'ho scritto io alle 13:01

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